La storia della Naturopatia

La medicina, intesa come "atto del curarsi", è pratica antichissima: nasce addirittura prima dell'uomo.

Non solo gli animali sono soliti praticare l'auto-cura servendosi di piante, terra e minerali, ma persino le piante possiedono la capacità di secernere sostanze "curative" (tossiche) che gli permettono di difendersi dall'invasione dei parassiti.

E' con l'uomo però che l'atto curativo si trasforma in arte di curare.

Nasce così la figura del guaritore, inteso come colui che non solo sa l'arte di curare e ha il potere di farlo, ma anche come colui che è in grado di tramandarla, insegnandola.

Inoltre, occupandosi di una materia fondamentale come la sopravvivenza vitale, il guaritore è investito di un'aura di sacralità che lo apparenta indirettamente alla divinità creatrice.

E' lo sciamano, il sacerdote, lo stregone, l'uomo-medicina delle civiltà antiche a detenere questo potere e a occuparsi della salute del popolo. E' sempre lui a scegliere i suoi "discepoli" cioè le persone adatte a cui tramandare la conoscenza.

Se da questo punto di vista le cose non sono di molto cambiate nel corso dei millenni, il progredire delle conoscenze filosofiche e scientifiche ha modificato invece il modo di intendere i concetti stessi di patologia e di medicina, dando, negli anni, vita a una serie di scuole di pensiero diverse e talvolta contrapposte.

In particolare, il modello olistico (di cui la Naturopatia fa parte), è in netta contrapposizione con la sempre maggiore specializzazione attuata dalla medicina moderna: per il modello olistico risulta impossibile e assurdo curare solo una specifica parte del corpo senza prendere in considerazione tutta la persona con il suo vissuto, le sue caratteristiche, i suoi pensieri, la sua anima.

Per il modello olistico esiste un'unità inscindibile non solo tra psiche e soma, o fra cellula e organismo, ma più profondamente tra macro e microcosmo, fra uno e tutto.

La malattia, in quest'ottica, viene valutata come risultante di uno squilibrio dove una corretta lettura del corpo umano, può fornire una quantità di informazioni che travalicano gli aspetti strettamente biologici, per addentrarsi nel campo analogico degli archetipi funzionali e della loro manifestazione.

In questo senso ogni disturbo può così essere letto analogicamente come un simbolo, l'indizio di un evento che investe la globalità psicosomatica dell'individuo e quindi come un'informazione pertinente su noi stessi.